• Carlo Albarello

Aleksandar Hemon, I miei genitori, Crocetti

Lo scrittore americano di origine bosniaca Aleksandar Hemon torna al memoir, in forma doppia (“I miei genitori / Tutto questo non ti appartiene”, Crocetti), ispirato dalle crisi internazionali.



In I miei genitori – appena uscito in italiano per Crocetti, traduzione di G. Pannofino – l’autore parla della propria famiglia e dei dolori del loro dislocamento dalla Bosnia al Canada dopo lo scoppio delle guerre jugoslave. A 28 anni Aleksandar Hemon inizia una seconda vita, è il 1992. Si trova negli Stati Uniti per studiare, dovrebbe prendere un aereo per tornare a casa, ma l'aeroporto di Sarajevo è appena stato chiuso, è scoppiata la guerra. Partito con un passaporto jugoslavo, Hemon vedrà da lontano il suo paese disgregarsi. Lontano dalla famiglia, senza più un luogo che possa chiamare suo, troverà rifugio solo nella letteratura.


Molti anni e libri dopo, Hemon racconta quel mondo da cui si è separato a forza. Da un lato, i sogni infranti dei genitori, cresciuti nello slancio della Jugoslavia idealista, l'esperienza della guerra, la migrazione in Canada e il tentativo di costruirsi una nuova vita senza perdere il senso di quella che si erano lasciati alle spalle. Dall'altro lato, l'infanzia luminosa e poetica dell'autore, il primo amore e la giovinezza ribelle in un paese nel pieno delle trasformazioni.


Fondato su storie di famiglia amorevolmente e sfacciatamente raccontate a ruota libera, rese spesso esilaranti dalla scrittura - nello humor tipico di Sarajevo capace di evocare risate inaspettate anche nel mezzo alla tragedia -, questo libro è l'espressione di Hemon nella sua forma più abbagliante. Tra ricordi e osservazioni fulminanti ci racconta la Storia di una nazione che si sognava ugualitaria e cosmopolita, e si è scoperta ingannata.