• Carlo Albarello

Come trasformare due vite false in una vita vera

Nell’intervallo tra le letture estive, Un naufragio di Daniele Pasquini (SEM, 2022) merita una recensione e quell’esercizio di critica che amo riservare ai romanzieri giovani e irrinunciabili. E’ un libro stupefacente, insieme romanzo, manuale di sopravvivenza, mappatura delle metamorfosi dell’affettività. Del romanzo ha la struttura, narra tre giorni di vita di una giovane coppia naufragata, nella monotonia della luna di miele, su un atollo sperduto dell’oceano indiano ma già da tempo alla deriva, in una crisi aperta. Del romanzo possiede un plot, con inizio tragico e happy end, ed è essenzialmente la storia di Tommaso e Valentina. Ma a ben guardare, ogni capitolo contiene una disamina affilata del cuore e della vita dei due giovani, che per diversi grumi faticano a iscriversi in una vita sopportabile.




Incontrarsi

Figlia di un padre violento ed evanescente nella sua funzione, Valentina è cresciuta d’umore intraprendente, spregiando la sua famiglia, alla costante ricerca di un riscatto sociale e lavorativo e in questo è donna del fare. La sua vita non arriva ad avere forma: la sua mente non sa immaginare; conosce soltanto il peso: è straniera a sé stessa e i rapporti tra le cose le sfuggono. Tommaso, invece, da un lato è iperletterario, nevroticamente ossessionato dalle parole, cavilloso nel pensare, di sintassi logica estenuata; dall’altro aggira le rocce più dure, non attacca oggetti sfuggenti – come la moglie –, e si adatta continuatamente. Il libro è il diario di una discesa nell’incomunicabilità, durante la quale Tommaso e Valentina ripristinano brandelli di senso delle parole, a cominciare da quella a loro a lungo proibita, l’amore. “Serve un lavoro continuo per tenere unito un mondo che si sbriciola: vocaboli condivisi, un’opera certosina di compassione e grammatica. Una fatica immane, senza alcuna garanzia. Il problema dell’amore non sono mai le parole di troppo quanto quelle di poco”, riflette Tommaso.


Il problema dell'amore

La loro storia dice che siamo vortici di detriti, trombe d'aria che trascinano frammenti di provenienza storica la più diversa. Questo ci fa menomale incoerenti, complessi, non riducibili a uno schema, facili a consumarci. L’essere interamente umani, inquieti, dei due protagonisti, la loro ricerca di una solidarietà priva di ideologie e di illusioni, ma non per questo meno necessaria e cercata, è l’unico strumento di almeno temporaneo sollievo o addirittura di gioia. Nell’Eden-Ade i due riescono a vedere dal basso, sfoltiscono le lamentele di non essere riconosciuti dall’altro, sperimentano il reciproco affondamento, il movimento che li conduce verso il fondo, una forma di degradazione che è poi la via maestra per trasformare due vite false in una vita vera.


Una prosa che si ama

Un naufragio è il libro di uno scrittore vero, in cui il bello scrivere è il modo di pensare. La liquidità dell’immagine di copertina rinvia non solo ai set dell’intreccio, ma anche al modo in cui Daniele Pasquini ha saputo declinare il linguaggio, che registra tutto il detto, pensato e il non pensato, tutte le contraddizioni senza apparenti censure, curando una certa naturale musicalità. - Carlo Albarello