Di’ soltanto una parola e io sarò salvato: il "New Jersey" di Marco Bini

Con questa raccolta pubblicata da Interno poesia (2020), Marco Bini si aggiudica il 7° posto nell'ultima giuria di qualità dell'Indiscreto, sezione poesia.



Marco Bini lavora in un’agenzia di comunicazione, dopo essersi laureato presso la Facoltà di Lettere a Bologna, con una tesi sulla poesia contemporanea e su Pavese e Vittorini traduttori. E’ poeta dalla voce fine e pacata e nella sua ultima raccolta New Jersey per Internopoesia (prefazione di Cristiano Poletti) ci muoviamo entro versi pacati, d’attesa, di appostamento. Se ogni cosa sembra oggi destinata allo sgretolamento, qualcosa che sopravvive c’è. Lo spazio in cui vive e di cui scrive è quello non certificato ma rintracciabile della provincia di Modena, non ancora completamente cementificato, dove ancora sopravvive po’ di natura e ruralità. La sua voce si rinfila dove il cemento arretra e dove si può vivere aspirando fin da giovani a una terra promessa. New Jersey perché?


“Nasce da uno scherzo con alcuni amici, con cui condivido la passione per i libri e la musica. Avevamo scelto fin da giovanissimi di chiamare il luogo in cui viviamo New Jersey, per dire che quello che di importante capitava succedeva altrove, in luoghi più luminosi e per ribadire la peculiarità della vita delle persone che vivono in provincia”.

Il New Jersey ha davanti a sé la grande mela, New York, il luogo della pienezza a portata di mano, a pochissimi chilometri ma separato da una divaricazione irrimediabile, da una “passività in cui si subisce una certa passività del destino”. Il tema della distanza è molto sviluppato in queste poesie, distanza da una condizione ideale ma anche dalla storia. Leggendo si ha la sensazione, comune a una generazione, di aver avuto in sorte un tempo poco deciso o in cui si è poco decisivi ma, rispetto a una affettività, desiderato.



Non è un libro di denuncia né di lamento ma un’indagine sulla condizione umana. E’ il tentativo di abitare questa condizione anche attraverso la poesia come momento di riflessione, per gettare un ponte incompiuto per riparare una distanza dalle cose e dalla storia irrimediabile, perché “i pezzi che nell’esplosione volano lontano”. Le numerose citazioni bibliche fanno parte della metafora della Terra Promessa e intravvista, per dare una sorta di profondità e spessore alle illuminazioni apparse nel “frugare nel mucchio del visibile” quasi una necessità per uscire dall’impressionismo solo sentimentale.


Lo zero a zero - come dice il poeta - è il migliore risultato che si possa avere al termine della lettura di questo libello, perché quando le cose non vanno bene si esce sempre con le ossa rotte. Ne deriva un’investigazione profonda che scioglie l’implicito, i confini tra il bianco e il nero della pagina, per muovere i sentimenti al loro culmine, senza tacerli. Una poesia che riesce a dar forma a quanto fatichiamo ad esprimere. Ci rivolta e ci rovescia ed espone ciò che ci abita nel profondo. La poesia non perde mai. Questa è la poesia per Marco Bini:


"Mi aiuta a salvare un po’ della mia esperienza dandomi l’illusione che qualcosa possa durare più di me."



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