Eric-Emmanuel Schmitt,"Diario di un amore perduto", e/0 #24/o3/2020


Come si affronta una perdita? In un anno in cui tanti hanno dovuto dire addio ai propri cari senza il conforto di un ultimo saluto, questa domanda assume

un nuovo, doloroso significato.


Cosa vuol dire realmente perdere la madre? Al di là dell’effetto a caldo, al di là del legittimo dolore, ciò che pervade il successivo lutto è la sensazione di assenza, o meglio dell’assenza di una parte di noi stessi, di una componente essenziale della nostra vita nelle piccole cose come nelle questioni capitali.

In questo diario del proprio lutto Schmitt racconta come ha vissuto i due anni successivi al decesso della madre, anni in cui il ricordo e la sofferenza si spartiscono il tempo dell’autore con gli impegni pressanti imposti dagli impegni letterari e teatrali. Così troviamo Schmitt in tournée all’estero che istintivamente prende il telefono per annunciare alla madre il successo dello spettacolo, prima di ricordarsi che è morta, o lo vediamo vestire i panni dell’attore in Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano mentre ripensa alla prima volta che, bambino, la madre l’ha portato a teatro. Ma i ricordi, si sa, si allargano a macchia d’olio, così riaffiorano gli episodi della sua infanzia che gradualmente l’hanno portato a capire che sarebbe diventato uno scrittore, così ripercorre il difficile rapporto col padre vedendolo sotto un’altra luce, e nel fare questo rivisita il proprio concetto di serenità, di bellezza, di esistenza. Non è un romanzo di fantasia. Anche se non manca di ironia, è un libro profondo, autentico, vissuto, un diario che racconta di sensazioni in cui molti si riconosceranno.

Eric-Emmanuel Schmitt, classe 1960, è un drammaturgo, scrittore, saggista, traduttore, regista e sceneggiatore francese naturalizzato belga, tra gli autori teatrali più rappresentati sui palcoscenici d'Europa. Tradotto in molti paesi, le Edizioni E/O hanno pubblicato in Italia i suoi numerosi romanzi. Tra gli altri ricordiamo Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano e Odette Toulemonde, da cui sono stati tratti dei film. È membro della Royal Belgian Academy of French Language and Literature e della giuria del Premio Goncourt.