Il Danteum: in attesa del #dantedì

In attesa del Dantedì 2021


Il prossimo 25 marzo celebreremo il Dantedì nel VII centenario della morte di Dante Alighieri. Nell’avvicendarsi di iniziative, pochissime in presenza per l’emergenza Covid-19, ritorno non a un testo ma a un monumento, mai realizzato, in onore di Dante. Il Danteum, progettato nel 1938 da Giuseppe Terragni e Pietro Lingieri, doveva essere un tempio per celebrare “il massimo Poeta degli Italiani”, da costruirsi a Roma in tempo utile per l’Esposizione del 1942.


Era stato inoltre concepito come un centro di promozione dello studio delle opere dantesche, per aiutare tutte quelle iniziative che attestassero il carattere imperiale dell’Italia Fascista. Il tutto su via dei Fori Imperiali, allora via dell’Impero, davanti alla Basilica di Massenzio. Il monumento si ispirava alla struttura narrativa della Divina Commedia, tanto da prevedere complessivamente al suo interno uno spazio raffigurante la selva oscura, l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso ma anche la sala dell’impero e una biblioteca di studi danteschi.


Se l’architettura è strumento strategico della nuova identità imperialistica, come insegna la religione dei monumenti (nei dibatti, nei concorsi, nelle esposizioni), costruire il Danteum per Terragni e Lingeri significava raccontare l’epopea del fascismo, riconoscendo e onorando il Duce e quel poeta che aveva marcato un momento cruciale nella costruzione identitaria dell’Italia dopo la sua unificazione. Il mito dà un’interpretazione assoluta della realtà, è espressione simbolica di verità, di ordine naturale o morale. Ecco, le pareti del Danteum appaiono in quest’ottica, come un permanente ‘campo di tensioni’ e ‘campo semantico mobile’, in cui si crea una ideologia e da cui nascono modelli sociali e modelli di lettura del mondo.


Il viator visitatore doveva poter sperimentare, in un percorso a spirale, una forte commozione, appoggiata non sulla parola poetica ma tradotta “con mezzi plastici, con proporzioni di volumi e di architetture”, arrivando fino alla sala dell’Impero, quello dell’italia fascista. Un progetto ambizioso, mai realizzato, ora uno spazio vuoto e utopico davanti alla Basilica di Massenzio.