• Anna da Re

Una lunga estate e un libro lungo

È stata una lunga estate, dal punto di vista atmosferico, e per anche dal punto di vista delle vacanze. Non lavorare per un mese intero non mi succedeva da tempo. Sempre se non si considera lavoro la lettura. Che di libri su cui poi lavoro ne ho letti parecchi. Ma ho letto anche qualcosa di scelto da me, liberamente. Tra questi, Gli Effinger. Una saga berlinese di Gabriele Tergit (Einaudi, 2022) Ho un debole per i libri lunghi. Ho anche un debole per le storie famigliari. E questo romanzo unisce le due cose, percorre la vita e le vicende della famiglia Effinger per quasi cento anni, in quasi mille pagine.




La trama

I primi Effinger abitano a Kragsheim, in Baviera. Siamo alla fine dell'800. Il padre fabbrica orologi, guadagna bene, è metodico, preciso come i suoi orologi, devoto, serio. Operoso, risparmiatore. I figli sono più intraprendenti, vogliono fare qualcosa di più grande, vogliono sperimentare il mondo. E per il mondo partono, Londra, Berlino. Sarà Berlino a diventare il luogo degli Effinger, anche se uno di loro resta a Londra con grande successo di fama e denaro. Berlino dove avranno case sfarzose, Berlino dove nasceranno i figli, si alterneranno amori e delusioni, progetti e fallimenti. Come in ogni famiglia che si rispetti, felice o infelice che sia, i figli sono diversi da come i genitori vorrebbero, i genitori scompaiono lasciando grandi vuoti, le fortune si cumulano e poi a un certo punto scompaiono. Pare che nessun business famigliare sopravviva oltre alla terza generazione: può morire di morte naturale o di eventi storici, può essere venduto, ma non resta se non in rarissimi casi nelle mani della famiglia. Con un passo lento e costante, capitolo dopo capitolo seguiamo gli Effinger in un secolo che passa per due guerre, l'arrivo dell'automobile (prodotta proprio da uno degli Effinger arrivati da Kragsheim), il divorzio, l'emancipazione delle donne, la persecuzione degli ebrei. La storia sta nello sfondo del romanzo, una storia che conosciamo tutti, ma che una volta che si incarna nella vita di una persona diventa nuova, diventa diversa.


George W Joy ,The Bayswater Omnibus (1895)


Il mio amore per i romanzi tedeschi

Ho letto un po' di libri tedeschi, recentemente, non come scelta ma per occasioni capitate. Libri che definirei normali, nel senso che non sono la grande letteratura di Mann, Boll, Bernhardt. Sono romanzi che si leggono volentieri e che lasciano anche un bel ricordo ma che non restano indelebili, indimenticabili. Sono però libri raccontano il paese, anche nel suo periodo più cupo e intollerabile, cioè quello del nazismo. Lo fanno con consapevolezza ma anche con candore, restituendoci quella complessità, quelle sfumature, quelle contraddizioni che necessariamente non potevano avere spazio nel racconto delle vittime dell'orrore totalitario. Sappiamo tutti che la realtà non è mai bianca o nera, che anche nei momenti più cupi le persone buone e rette ci sono e resistono e lavorano. Sappiamo che il mondo si è sempre salvato grazie a pochi. Sappiamo che molti di noi sono influenzati dal contesto, e che le scelte spesso non sono scelte ma solo quello che si è potuto fare in certe circostanze. Ma per quanto lo sappiamo ce lo dimentichiamo, e i libri spesso servono a questo: a ricordare quanto la vita è complicata, quanto le persone sono diverse una dall'altra, quanto è necessario restare in ascolto, tenere aperte le porte della mente.


Insomma se avete qualche weekend libero, leggetevi Gli Effinger. Ci vuole appunto un po' di tempo, ma quale tempo è speso meglio di quello della lettura? - Anna Da Re